NextLegal S.t.A. nasce nel giugno 2020 come Società tra Avvocati promossa da ADVANT Nctm in partnership con CRIBIS Credit Management, società del Gruppo CRIF specializzata nella gestione end-to-end del credito problematico e anomalo. Sin dall’origine, NextLegal ha scelto di collocarsi nel punto di intersezione tra competenza giuridica, organizzazione efficiente dei processi legali e innovazione tecnologica applicata alla professione forense.
La Società, con sede a Bologna, ha consolidato un modello fondato sulla gestione massiva strutturata di pratiche complesse, con particolare riferimento al recupero dei crediti, all’assistenza ad operatori bancari, finanziari e industriali nella gestione di portafogli NPE e al contenzioso seriale, intraprendendo un percorso di crescita progressiva che trova conferma nei dati dell’ultimo bilancio approvato dall’Assemblea il 30 aprile u.s..
Tali risultati testimoniano non soltanto la capacità di NextLegal di gestire volumi di lavoro crescenti, ma anche la sostenibilità di un modello professionale fondato su specializzazione, efficienza, presidio tecnologico e qualità della prestazione legale che garantiscono la fidelizzazione della clientela esistente nonche l’acquisizione di nuova clientela.
In continuità con tale impostazione, NextLegal ha investito nella digitalizzazione dei processi interni e nell’integrazione tra il proprio gestionale ed il Processo Civile Telematico.
In questo quadro si inserisce necessariamente una riflessione sulle opportunità che l’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale può fornire nell’ambito dell’attività legale, con particolare riferimento all’analisi dei precedenti giurisprudenziali e alla possibilità di utilizzare tali dati anche con finalità predittiva nel recupero crediti.
Negli ultimi anni qualcosa è mutato nella professione forense: non è cambiata la funzione dell’Avvocato, né è venuto meno il suo ruolo di garante della correttezza, della prudenza e della responsabilità, ma si è completamente trasformato il perimetro degli strumenti a sua disposizione. La biblioteca si è fatta digitale; il fascicolo è divenuto telematico; la ricerca del precedente può oggi essere assistita da sistemi capaci di interrogare masse imponenti di dati.
L’Intelligenza Artificiale è quindi entrata nell’attività professionale come una forza strutturale, destinata a incidere sull’organizzazione quotidiana del lavoro, sulla qualità dell’analisi e sulla costruzione della strategia di recupero.
Tra le applicazioni più rilevanti, ma anche più critiche, vi è l’analisi dei precedenti giurisprudenziali.
L’AI interviene, infatti, non per sostituire l’attività di interpretazione giurisprudenziale, bensì per facilitarla ed integrarla.
I sistemi di AI possono analizzare migliaia di pronunce, estrarre passaggi, classificare decisioni favorevoli o sfavorevoli, distinguere orientamenti maggioritari e minoritari, segnalare evoluzioni recenti: il precedente diventa, in questo contesto, un dato da valutare sotto profili diversi.
In questo ambito si affaccia il tema della giustizia predittiva.
E’ evidente che ogni procedimento contiene elementi di irripetibilità: la specificità dei fatti, la qualità delle prove, la capacità argomentativa delle parti, la sensibilità del giudicante, il momento storico per citarne solo alcuni.
Tuttavia, negare ogni utilità predittiva all’analisi dei dati giurisprudenziali significherebbe ignorare una verità pratica che gli Avvocati conoscono da sempre: il diritto, pur non essendo scienza esatta, non è nemmeno caos. Esistono tendenze, orientamenti, probabilità, linee interpretative, prassi di foro e sensibilità consolidate.
L’AI rende più strutturata, documentata e verificabile questa attività di analisi.
La predictive analytics applicata al contenzioso consente di affiancare alla valutazione tradizionale una lettura statistica e comparativa del rischio. Attraverso l’analisi dei precedenti, i sistemi di AI contribuiscono a stimare la probabilità di accoglimento di una domanda, la frequenza di determinate eccezioni, la durata media di un giudizio in un certo Foro, la propensione alla concessione di provvedimenti cautelari, l’incidenza di specifiche clausole contrattuali o di determinate contestazioni difensive.
In ambito seriale o massivo tale potenzialità assume un valore particolarmente significativo. Si pensi al contenzioso bancario, finanziario, consumeristico dove l’Avvocato si confronta spesso con questioni ricorrenti, eccezioni ripetitive, documentazione standardizzata e orientamenti giurisprudenziali in evoluzione. L’AI può consentire di individuare rapidamente i precedenti più pertinenti, distinguere le contestazioni meramente seriali da quelle realmente critiche, segnalare i casi nei quali un orientamento locale suggerisca maggiore prudenza e individuare le posizioni in cui una soluzione transattiva sia preferibile rispetto alla prosecuzione del giudizio.
L’utilizzo predittivo dei precedenti, dunque, non serve solo a “vincere” la causa, ma piuttosto a governarla. Serve a comprendere se la lite meriti di essere coltivata, se il rischio sia proporzionato al beneficio atteso, se il costo processuale sia giustificato, se vi siano margini per una composizione sostenibile.
Se da un lato l’IA rappresenta una enorme potenzialità non è però scevra di limiti. In primis rileva la qualità del dato che può essere garantita solo da un sistema alimentato da dati completi, aggiornati, correttamente classificati e giuridicamente significativi.
Il rischio di bias: se i dati riflettono squilibri, prassi distorte o selezioni non trasparenti, il sistema può riprodurre e amplificare tali distorsioni.
L’aspetto però più rilevante è indubbiamente rappresentato dalla responsabilità professionale.
L’Avvocato non può rifugiarsi dietro l’algoritmo. La responsabilità professionale resta umana, personale, deontologicamente presidiata. L’AI può essere un ausilio, può suggerire una direzione, mai sostituire il giudizio.
La problematica è talmente attuale che la giurisprudenza ha già avuto modo di esprimersi in materia affrontando ad esempio il caso di precedenti inesistenti inseriti in atti difensivi e generati tramite l’AI.
Tali decisioni segnano un passaggio decisivo: l’uso dell’AI non è vietato, ma l’uso non verificato può divenire fonte di responsabilità.
In questo senso, la figura dell’Avvocato come Human in the Loop (H.I.T.L.) non è un dettaglio tecnico, ma il fondamento etico dell’innovazione. L’Avvocato deve rimanere al centro del processo decisionale: seleziona le fonti, controlla gli output, valuta la coerenza giuridica, considera gli interessi del cliente, misura l’impatto processuale e assume la decisione finale.
Per una realtà come NextLegal, nata con vocazione alla gestione organizzata, efficiente e tecnologicamente evoluta dei processi legali, su questo tema la sfida è naturale.
Ogni pratica, atto, provvedimento, opposizione ed esito processuale rappresenta un frammento di conoscenza. Se tali frammenti vengono raccolti, classificati, anonimizzati ove necessario, analizzati e restituiti in forma strutturata, essi diventano patrimonio organizzativo.
L’Intelligenza Artificiale applicata ai precedenti giurisprudenziali rappresenta, dunque, una straordinaria opportunità: può rendere più rapida la ricerca, più consapevole la strategia, più trasparente la valutazione del rischio e più efficiente la gestione del contenzioso relativo al recupero crediti.
La sfida dei prossimi anni deve quindi essere questa: non contrapporre l’algoritmo all’Avvocato, ma costruire una nuova alleanza tra capacità computazionale e intelligenza forense. Solo così l’Intelligenza Artificiale potrà diventare non il crepuscolo dell’avvocatura, ma una delle sue più mature evoluzioni.
NextLegal è già pronta a raccogliere questa sfida e proseguirà nella direzione dell’innovazione tecnologica.
Avv.to Stefano Padovani Presidente del C.d.A di NextLegal S.t.A.
Tratto da Gazzetta Forense

